Economia e politica del Web 2.0

Non ho avuto tempo di toccare in aula questo capitolo (il primo de Il potere socievole). Ecco comunque qui alcune slides che potrebbero aiutarvi nella lettura del volume.

 

Diapositiva16Diapositiva17Diapositiva18Diapositiva19Diapositiva20Diapositiva21 Diapositiva22Diapositiva23Diapositiva24Diapositiva26 Diapositiva25

Come si vede, assistiamo sia nel campo dei mercati che in quello della partecipazione politica a forti ambiguità del web 2.0, come strumento e come contesto. Il che dovrebbe rendere prudenti rispetto a facili ottimismi (possibilmente senza trasformarci in pessimisti inguaribili…

Il potere secondo Foucault

Quando si parla di Michel Foucault, uno dei più influenti maîtres-à-penser degli anni Sessanta-Ottanta, molti scuotono la testa: un autore complicato, che usava il suo inimitabile cervello come una lama, e che lasciava ben poco tranquilli con i suoi temi (la nascita del pensiero, gli apparati di potere, la sessualità, la cura di sé).

Eppure, la sua fama è andata crescendo, anche dopo la sua scomparsa nel 1984. Ed è andata crescendo soprattutto negli ultimi anni, a partire dallo sviluppo delle reti e del web 2.0. Le mie lezioni da oggi cercheranno di illustrare le ragioni dell’influenza di Foucault nella sociologia del web. Cominciamo così anche la seconda sezione del corso, dedicato appunto ai rapporti fra web e potere.

In primo luogo, la concezione foucaultiana del potere è estremamente complessa, e si lega alla distinzione fra potere di sovranità e potere disciplinare.

Il primo, legato alle società pre-moderne, è caratterizzato dalla visibilità del sovrano e dall’invisibilità del suddito.

Il secondo, al contrario, dalla assoluta visibilità del cittadino, sottoposto a una continua sorveglianza da un potere invisibile.

Il primo reprime, il secondo previene e condiziona.

Il primo è tendenzialmente assolutista e si esercita sui corpi. Il secondo è più partecipato e democratico e si esercita sui comportamenti e il pensiero.

Un esempio celebre del secondo è il panopticon:

Panopticon

il perfetto carcere dove la sorveglianza consente il controllo totale dei reclusi.

Sul panopticon si sono esercitati molti autori, e molti celebri letterati hanno immaginato potenti distopie assai simili (tra cui Orwell con il suo 1984).

La proposta che faccio è di applicare il pensiero foucaultiano usando i suoi meccanismi più che le sue conclusioni.

Quest’anno ho arricchito il lavoro su Foucault con un saggio di D. Lupton sulla Dataveillance, che mostra quanto il tema della sorveglianza (nella doppia forma della surveillance e della sousveillance) può assumere oggi.

Vi indico qui anche una bella definizione da parte dello stesso Foucault del concetto di dispositivo:

https://foucaultblog.wordpress.com/2007/04/01/what-is-the-dispositif/

 

Comunicazione e potere

Il tema dell’ultima lezione poteva essere quello di un bel libro di Manuel Castells (teorico catalano della “società in rete”, la cui opera qualcuno ha paragonato al Capitale di Marx per sistematicità e influenza), dal titolo Comunicazione e potere (2009). Il lavoro ci serve perché con esso entriamo più nel cuore del corso, studiando in modo più specifico il ruolo del potere nelle relazioni, e in particolare nelle relazioni mediate (e più in particolare ancora nelle relazioni mediate da Internet).

Scrive Castells:

Se le relazioni di potere esistono in specifiche strutture sociali che sono costituite sulla base di formazioni spazio-temporali, e queste formazioni spazio-temporali non sono più principalmente collocate al livello nazionale ma sono globali e locali al tempo stesso, il confine della società cambia, e cambia anche il quadro di riferimento delle relazioni di potere che trascendono il nazionale (pag. 11)

Il miglior modo per commentare questa frase è mostrare il particolare sviluppo della rete. E niente lo fa meglio di alcune rappresentazioni geografiche della rete stessa:

ci sono molti modi di rappresentare la rete. A integrazione di quanto abbiamo detto a lezione, ecco qua un breve elenco:

a) il modo in cui interagisce con il pianeta, come si distribuisce eccetera.

http://segugioinformatico.it/visualising-the-internet-mappa-dinamica-che-mostra-la-diffusione-di-internet-nel-decennio-1998-2008/#

b) la struttura fisica delle connessioni

http://www.mooseek.com/articoli/la-mappa-dei-cavi-sottomarini-di-internet-del-2013/

c) la struttura delle relazioni stabili (gli hyperlinks)

http://missionidigitali.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/files/2010/03/internet-traffic-map1.gif

d la geografia politica dei poteri e delle repressioni

http://notebookitalia.it/web-12-paesi-nemici-di-internet-4975.html

e) la geografia delle teorie complottiste

http://pvnmtt.it/pages/complottisti.html

Ciascuna di queste rappresentazioni prefigura una certa attività di potere (o di contropotere).

Media e politica: un modello di analisi

Quali sono allora i punti cardine da tenere presenti per un’indagine storico-sociologica sui rapporti complessi e dinamici tra media e politica?

Direi fondamentalmente tre:

  • a) lo sviluppo dei sistemi politici
  • b) lo sviluppo dei media
  • c) le tendenze sociali e i periodi storici.

Sviluppo dei sistemi politici: è ovvio che l’Italia post-bellica e repubblicana presenti rapporti fra politica e media assai diversi da quella successiva alla crisi di Tangentopoli.

Sviluppo dei media: la disponibilità di media e la loro centralità (cinema e giornali nel dopoguerra, televisione negli anni Ottanta per esempio) agisce sulla comunicazione politica e i suoi canali.

Le tendenze sociali: esistono le culture politiche, che permeano e plasmano i comportamenti degli elettori e del personale politico. Se dalla partecipazione si passa all’individualismo a cavallo fra gli anni Settanta e gli Ottanta, dobbiamo aspettarci tematiche politiche e mediatiche assai differenti.

Un buon esercizio è provare ad applicare questo modello agli spot politico-televisivi, raccolti in questo prezioso archivio:

http://www.archivispotpolitici.it/

Le relazioni fra media e politica 3

Fra le relazioni possibili che intercorrono tra mondo dei media e mondo politico una posizione importante è naturalmente occupata dalla capacità del primo di raccontare il secondo. Raccontare significa non soltanto rendere trasparente (questa è un’illusione molto recente, che il web ha alimentato e distorto con pratiche come lo streaming delle riunioni al vertice, ben presto abbandonato), ma anche e soprattutto indirizzare entro un determinato contesto di significato.

Un esempio: la ben  nota vicenda di Noemi Letizia e dell’amicizia sua e della sua famiglia con Silvio Berlusconi. Tutto comincia da una foto apparentemente innocente, pubblicata su un giornale popolare

Schermata 2015-10-14 alle 10.34.58

ma di lì parte una campagna, soprattutto intestata a Repubblica, che si concretizza in dieci domande e in una narrazione assai problematica e scabrosa della vicenda:

http://temi.repubblica.it/repubblicaspeciale-dieci-domande-a-berlusconi/

Di lì parte quella revisione narrativa della figura di Berlusconi che porta alla crisi della sua leadership politica.

Ma se parliamo di narrazione, non dobbiamo dimenticare forme più classiche, come la satira:

http://www.spinoza.it/

Relazioni fra media e politica 2

Dal manifesto al programma Tv. Basta guardare i seguenti esempi per cogliere quanto episodi diversi possano da un lato dipendere dal contesto storico di appartenenza, dall’altro dall’evoluzione intrinseca del medium (in questo caso la Tv), dall’altro ancora da retoriche e contingenze del mondo politico.

Come analizzare questi spot?

In primo luogo lavoreremo sulla ricostruzione (cintetica) del contesto; poi ci chiederemo quali sono le retoriche attive, e quali vincoli del sistema televisivo agiscono sui linguaggi utilizzati. Parleremo poi dei diversi obiettivi e delle diverse narrative utilizzate. E teniamo sempre conto che stiamo parlando di campagne in cui i soggetti politici sono attori centrali della comunicazione.