A ciascuno il pop che si merita

Per chi fosse interessato, alcuni colleghi del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo (il dipartimento cui afferisco anch’io) hanno organizzato questo convegno, che si annuncia stimolante, e a cui invito soprattutto gli studenti di COMeS, nel caso avessero tempo e voglia. Si parla infatti di argomenti che riprenderemo a lezione nel secondo semestre.

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La questione del potere e una poesia di Pasolini

Mentre affrontiamo il complesso tema del potere, e poi del potere nei media e dei media, ci siamo soffermati sulla celebre poesia di Pier Paolo Pasolini dopo i fatti di Valle Giulia.

Qui il link alla poesia:

http://temi.repubblica.it/espresso-il68/1968/06/16/il-pci-ai-giovani/?printpage=undefined

Per chi vuole sapere come sono andati i fatti, rimando a una bella voce di Wikipediaa, più che sufficiente per gli scopi del nostro discorso.

https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Valle_Giulia

Alcune considerazioni.

Primo: quella vicenda storico-politica ci racconta una prima fase della contestazione in cui l’appartenenza studentesca andava ancora al di là delle appartenenze politiche. Dopo tutto cambierà, ma non è così difficile vedere anche in Italia, come in tutto il mondo, una fusione di culture alternative del mondo giovanile (dall'”hippismo” dei capelloni milanese alle prime contestazioni del servizio militare in nome del pacifismo, fino a un diffuso sentire “altro” dei primi giovani nati come categoria sociale, anche nei consumi e negli stili di abbigliamento e di vita).

Secondo: la lettura pasoliniana non è solo provocatoria (se non nel suo linguaggio, che a leggerlo bene risulta un mix di giovanilismi – voluti e utilizzati con funzione critica – e di durezza espressiva), ma anche ben radicata nei fatti.

Terzo: quella vicenda e le varie versioni che i giornali e poi gli storici ne hanno dato spiega assai bene la differenza fra il lavoro intellettuale di interpretazione e quello giornalistico. Il secondo privilegia la velocità, la lettura immediata, il colpo a effetto. Il primo ha bisogno di tempo, spacca il capello in quattro, esercita l’elogio del dubbio. A lungo termine ha sempre ragione, ma magari nessuno nel frattempo si ricorda più dei fatti.

Prendiamo Valle Giulia: si parla di studenti, ma lì dentro ci sono almeno due (in realtà di più) linee di pensiero e di azione, dalla destra alla sinistra. Si guarda al fatto, ma si è rimasti ciechi sulle ragioni che fanno dell’università una bomba pronta a esplodere, sul cambiamento in atto negli intellettuali, sulla crisi di un sistema politico-sociale “ben temperato”, che si rivela una bella utopia.

Rileggere Pasolini in questa prospettiva aiuta. Non un personaggio facile, ma uno che si sforzava di pensare come un intellettuale con i tempi del giornalismo.

Comunicazione e potere

Il tema dell’ultima lezione poteva essere quello di un bel libro di Manuel Castells (teorico catalano della “società in rete”, la cui opera qualcuno ha paragonato al Capitale di Marx per sistematicità e influenza), dal titolo Comunicazione e potere (2009). Il lavoro ci serve perché con esso entriamo più nel cuore del corso, studiando in modo più specifico il ruolo del potere nelle relazioni, e in particolare nelle relazioni mediate (e più in particolare ancora nelle relazioni mediate da Internet).

Scrive Castells:

Se le relazioni di potere esistono in specifiche strutture sociali che sono costituite sulla base di formazioni spazio-temporali, e queste formazioni spazio-temporali non sono più principalmente collocate al livello nazionale ma sono globali e locali al tempo stesso, il confine della società cambia, e cambia anche il quadro di riferimento delle relazioni di potere che trascendono il nazionale (pag. 11)

Il miglior modo per commentare questa frase è mostrare il particolare sviluppo della rete. E niente lo fa meglio di alcune rappresentazioni geografiche della rete stessa; per esempio:

a) il modo in cui interagisce con il pianeta, come si distribuisce eccetera.

http://segugioinformatico.it/visualising-the-internet-mappa-dinamica-che-mostra-la-diffusione-di-internet-nel-decennio-1998-2008/#

b) la struttura fisica delle connessioni

http://www.mooseek.com/articoli/la-mappa-dei-cavi-sottomarini-di-internet-del-2013/

c) la geografia politica dei poteri e delle repressioni

http://notebookitalia.it/web-12-paesi-nemici-di-internet-4975.html

Ciascuna di queste rappresentazioni prefigura una certa attività di potere (o di contropotere).

Le relazioni fra media e politica e il caso catalano

A lezione abbiamo detto che i rapporti fra media e politica sono di quattro tipi:

  • la politica struttura i media
  • i media come strumento di comunicazione politica
  • i media raccontano la politica
  • i media sono o diventano attori politici.

Abbiamo anche cominciato a formulare qualche esempio. Di scorcio, ho toccato l’esempio dei fatti di Barcellona, relativi al referendum per l’indipendenza catalana.

Proprio ieri il Re di Spagna ha tenuto un importante discorso televisivo, prendendo posizione sul tema:

https://politica.elpais.com/politica/2017/10/03/actualidad/1507058161_929296.html

E’ un buon esempio della seconda occorrenza, e può essere preso sia come una manifestazione istituzionale, sia come l’espressione di un punto di vista prettamente politico. Come tale è stato discusso infatti dai commentatori, anche all’interno dei partiti.

Media e politica: ambiti e definizioni del corso

Per cominciare: questo NON è un corso di comunicazione politica. Ce n’è già un altro – peraltro tenuto da un brillante collega – nella nostra facoltà. Questo corso non indaga affatto il modo per comunicare in politica, ma piuttosto la dimensione politica dei media.

Qui noi non affronteremo però il tema in generale;   ne studieremo piuttosto una dimensione molto locale e particolare: il rapporto fra media e democrazia oggi, per quanto esso è in discussione. Partiremo infatti dal presupposto che un grande cambiamento sta attraversando entrambi i mondi, e che quindi la domanda vada posta con una certa urgenza.

Però per affrontare un tema del genere dobbiamo dotarci di una adeguata cassetta degli attrezzi. Dovremo avere insomma degli strumenti che ci consentano di porre la domanda in modo corretto. Uno di questi strumenti è l’occhio storico.

Ecco appunto alcuni esempi di comunicazione politica, appartenenti a periodi molto diversi, che mettono i media in questione:

La ripresa di comizi:

Una Tribuna politica d’altri tempi:

Il famoso discorso televisivo del ’94, chiamato della “discesa in campo” di Silvio Berlusconi:

Infine, una sintesi di un discorso di Matteo Renzi alla Leopolda:

Ciascuno di questi esempi merita un approfondimento, naturalmente, ma non è questo – a mio parere – il punto centrale della questione.

E’ evidente che dobbiamo sistematizzare il nostro quadro di riferimento. Abbiamo bisogno insomma di un quadro di articolazione generale che ci consenta da un lato di cogliere l’unità del problema, dall’altro di individuarne le varianti.

E’ quello che tentiamo di fare in queste prime lezioni.

I rapporti fra media e politica sono di quattro tipi:

  • la politica struttura i media
  • i media come strumento di comunicazione politica
  • i media raccontano la politica
  • i media sono o diventano attori politici.

Vediamoli uno per uno.

La politica struttura i media: ossia ne detta le regole, relative all’organizzazione o ai contenuti. Naturalmente le cose cambiano se stiamo parlando di totalitarismi o di democrazie, perché i primi orientano sia le regole che i contenuti, mentre le seconde soltanto le regole (anche se queste hanno un’incidenza sul fare politica e possono avvantaggiare questo o quel soggetto politico, ma questa è un’altra storia).

I media come strumento di comunicazione: in questo caso i soggetti politici e/o istituzionali usano i media come arena per la discussione, la propaganda e così via. Qui l’impatto del singolo medium può essere importante, perché ciascuno di essi ha le sue regole, il suo linguaggio e così via, il che vale dal manifesto al volantino, fino al web 2.0 e ai suoi strumenti.