Il fumetto in Italia nel dopoguerra

Questa ultima lezione è didicata a un tema che mi appassiona (sperando che appassioni anche voi): l’evoluzione del fumetto nel dopoguerra. Abbiamo già seguito le vicende di Nerbini e Mondadori, e prima ancora quelle del Corriere dei Piccoli. In questa lezione cercheremo di affrontare un periodo forse troppo lungo, ma utile per dare almeno un quadro generale.

Un primo periodo – diciamo gli anni Cinquanta/Sessanta – è caratterizzato dal fumetto come genere popolare, infantile e adolescenziale, e dominato dal prodotto seriale, nella forma della rivista (Corriere dei Piccoli, Giornalino), dell’albo per bambini (Topolino, Tiramolla), dell’albo per giovani/adulti (Tex, Il Grande Blek, Capitan Miki).

Un secondo periodo rimette in gioco il fumetto con una nuova complessità: tematiche più ardite (Diabolik o Satanik), riviste più impegnate (Linus, Corriere dei Ragazzi), una nuova prospettiva di autore (Crepax, Hugo Pratt), nonché una nuova attenzione da parte degli intellettuali, come Umberto Eco, con le sue analisi raccolte in Apocalittici e integrati.

Un ulteriore periodo è caratterizzato dalla giovane generazione degli autori legati al movimento del Settantasette, come Pazienza, Tamburini e Liberatore.

 

Infine il lungo oggi, con il trionfo del formato comic book, ma anche con la nascita del fumetto in rete (qui Zerocalcare):

http://www.zerocalcare.it/

 

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Il cinema italiano negli anni 2000

Ci soffermeremo in particolare sull’evoluzione di questi media.

Cinema:

Gli anni Duemila segnano una rinascita del cinema italiano, soprattutto in termini di autorialità

I grandi maestri dei decenni passati:

Ermanno Olmi, Il mestiere delle armi 2001

Marco Bellocchio, Buongiorno, notte (2003)

Bernardo Bertolucci, The Dreamers (2003)

e poi Io e te (2012) da Ammaniti:

Poi un quasi giovane come Nanni Moretti (qui La stanza del figlio: 2001, Palma d’oro a Cannes)

Paolo Virzì (La prima cosa bella: 2010)

Non manca poi un filone estremamente popolare: quello del cinepanettone.

Qui Natale a Miami

e Natale in Crociera

Le due facce del cinema italiano ci consentono una riflessione sull’industria dello spettacolo nazionale, sospesa tra i due grandi modelli pedagogico e commerciale, ma più spesso capace di ricuperare nella commedia d’autore una via intermedia di qualità.

 

Il grande cambiamento: gli anni Sessanta

Come vedremo nella nostra lezione, che introduce gli anni Sessanta, questo decennio è caratterizzato da grandi cambiamenti, che riguardano soprattutto gli stili di vita, a partire dalla moda:

Ma anche il cinema vede segnali di trasformazione e cambiamento, sia nella dimensione di intrattenimento che in quella del cinema d’autore. Per il cinema americano due esempi: Bullitt con Steve McQueen

e What’s up doc? con Barbra Streisand e e Ryan O’ Neil

Per il cinema d’autore citiamo Shadows, di J. Cassavetes:

Ma in fondo molti film di questo periodo fondono spettacolo e ricerca autoriale, come nel caso di Bonnie and Clyde di Arthur Penn:

Sono anche anni di grandi movimenti di persone e di idee: in Gran Bretagna per esempio si trasferisce Stanley Kubrick, che firma uno dei suoi capolavori, 2001 Odissea nelle spazio:

Forse comunque l’impatto più forte sul cambiamento culturale lo produce la musica: dalla Swinging London dei Beatles, agli Stati Uniti dei grandi cantanti di protesta e del nuovo rock fino alla Francia degli chansonnier. Qualche esempio per il nostro commento in aula.

 

 

E la musica che gira intorno

Ogg parleremo della musica intorno all’Italia, per provare a capire le tendenze al di là dei nostri confini e confrontarle con quelle nazionali.

USA: prima rande distinzione tra musica bianca (come l’hillbilly, di cui qui sotto due rivisitazioni):

e la musica nera come il blues, qui in due versioni (una della grande Billie Holiday)

Sarà il jazz, originalmente musica di luoghi malfamati, a fondere le due musiche. Qui due esempi altissimi: Duke Ellington e Count Basie.

E un esempio di jazz bianco: Joe Venuti

Ed eccoci alla Francia, con Edith Piaf, una delle figure più emblematiche della scena musicale transalpina prima e dopo la guerra:

Discuteremo insieme di questa fase della musica “leggera” e del posto che occupa nella cultura popolare.

Torniamo ora brevemente all’Italia, per raccontare il teatro di varietà e la musica che lo caratterizzava. Faremo due esempi: Petrolini e Renato Rascel:

 

 

Il cinema che gira intorno

Mentre l’industria culturale italiana, potenziata e controllata dal fascismo, genera i prodotti che abbiamo visto, in sintesi riconducibili al dualismo propaganda/intrattenimento, l’industria culturale nelle altre parti del mondo si sviluppa secondo linee diverse.

Faremo in particolare due esempi, relativi al cinema e alla musica. Cominciamo dal cinema, con una ricognizione sul cinema americano, francese e tedesco, con un’ultima nota sul cinema russo.

Del cinema USA discuteremo alcuni esempi cruciali.

Il cinema western e la sua epopea (Ombre rosse, J. Ford, 1939)

La commedia sofisticata (Accadde una notte, di F. Capra, 1934)

La gangster story: Little Cesar di M. LeRoy (1930)

Il musical: Top Hat di M. Sandrich (1935), con Frad Astaire e Ginger Rogers. Cheek to cheek è scritta da Irvin Berlin.

Una particolare variante del musical è uno dei capolavori cinematografici di tutti i tempi: Il mago di Oz, di V. Fleming (1939)

Il cinema americano è dunque prevalentemente articolato in generi e dominato dalle figure dei produttori e dal lancio di fortunate colonne musicali.

Completamente diversa la storia del cinema francese degli anni Trenta, dominato dagli autori e dal filone del realismo poetico.

Il grande Jean Vigo, con Zero de conduite (1932)

Julien du Vivier con Pepé le Moko (1937)

Jean Renoir, con il suo Les règles du jeu (1939)

O il grandissimo Marcel Carné con Les enfants du paradis (1944), sceneggiato da Jacques Prévert:

Ed eccoci al cinema tedesco, la cui storia è insieme complessa e sconvolgente. La grande avanguardia degli anni di Weimar e la propaganda nazista dei tardi anni Trenta.

Qualche flash soltanto sugli anni prima dell’avvento di Hitler al potere:

Murnau e il suo Nosferatu (1922)

Fritz Lang e il suo Metropolis (1926)

Von Sternberg e il suo L’angelo azzurro (1930), con la meravigliosa Marlene Dietrich

Per il cinema di propaganda nazista ecco qua Il trionfo della volontà (1935), di Leni Riefenstahl:

Non meno di propaganda, ma anch’esso straordinario, è il cinema russo-sovietico, per esempio quello di Sergej Eizenstejn, qui alla sua prova più clamorosa: il film storico Alexander Nevskij (1938), che prefigura chiaramente in sottotraccia il conflitto con la Germania nazista, ormai dietro l’angolo.

 

L’editoria matura

Nelle ultime lezioni del primo semestre abbiamo parlato della macchina editoriale: in una fase in cui il cinema era ancora alle sue origini, essa restava infatti l’industria culturale dominante, come dimostrato dal successo delle invenzioni di Albertini, alla testa dell’imponente corazzata del Corriere della Sera.

La fase che si apro dopo la prima guerra mondiale è assai diversa.

In primo luogo la società sembra modernizzarsi rapidamente, così come il mercato dei media: arriva il fascismo, nasce la radio, il sistema editoriale cambia e sostituisce ai grandi editori classici alcuni nuovi arrivati destinati a una lunga vita, come Mondadori e Rizzoli.

Analizzeremo nella lezione i successi editoriali più squisitamente popolari, e in particolare:

a) la vicenda della nascita delle collane popolari, esemplificate dai Gialli Mondadori

b) la riscoperta del fumetto e la sua definitiva modernizzazione, grazie anche al ruolo dell’editore fiorentino Nerbini

di cui ricordiamo soprattutto il ruolo nell’importazione di Topolino

(e qui apriremo una parentesi sul ruolo del comic e dell’animazione nella cultura popolare):

c) La nuova editoria per ragazzi

d) l’editoria dichiaratamente per adulti, esemplificata dalla vicenda di Umberto Notari