Sulle professioni della comunicazione

Slcuni degli studenti del primo anno di COMeS hanno partecipato all’evento di Assolombarda sulle professioni digitali e la loro crescita nell0’immediato futuro. Per chi non ci fosse, ecco qui il link a un articolo che racconta l’evento e fornisce qualche informazione utile.

Sole24Ore

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A ciascuno il pop che si merita

Per chi fosse interessato, alcuni colleghi del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo (il dipartimento cui afferisco anch’io) hanno organizzato questo convegno, che si annuncia stimolante, e a cui invito soprattutto gli studenti di COMeS, nel caso avessero tempo e voglia. Si parla infatti di argomenti che riprenderemo a lezione nel secondo semestre.

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I soggetti della comunicazione

Questa è una lezione che si potrebbe fare in mille modi, e fatico sempre a scegliere quello giusto. Il primo punto essenziale è che quando parliamo della soggettività tocchiamo un punto cardine non soltanto dei communication studies, ma anche della filosofia, dell’antropologia e della sociologia. Quindi il materiale è spinoso.

Il manuale ricorda che quando parliamo dei soggetti della comunicazione

a) parliamo di soggettività diverse, ossia di un’alterità essenziale: la persona che parla con me non è me

b) parliamo di soggetti che intenzionalmente compiono atti comunicativi, e non che involontariamente compiono gesti che possono essere interpretati come tali

c) parliamo sia di individui che di collettività

d) parliamo sia di persone che di ruoli.

Qui vorrei soffermarmi soprattutto sulla questione dei ruoli, distinguendone due:

1. I ruoli sociali. Quando parlo con voi non sono Fausto Colombo, ma il Prof. Fausto Colombo, e questo significa che ho un ruolo nei vostri confronti che definisce in parte quello che dico e faccio. Ma i ruoli sociali possono essere sfumati: per esempio, come ci ricorda Goffman, quando interagiamo adottiamo dei comportamenti tesi a dare di noi un’idea precisa all’interlocutore. Lo stesso ci capita, per esempio, quando postiamo la foto del nostro profilo su Facebook, cui magari dedichiamo tanta attenzione. Per esempio, cerchiamo una certa posa invece di un’altra, il che implica un modo di porre la nostra soggettività…

2. I ruoi testuali. Tema complesso che non potremo sviscerare a fondo. Però possiamo cominciare riflettendo sulla interpretazione. Quali soggettività sono in atto quando recitiamo il testo di qualcuno, o cantiamo la canzone di un altro? Faccio un esempio che penso risulti molto chiaro: una canzone può cambiare molto i suoi significati se chi la esegue ne è l’autore o se fa parte per esempio della colonna sonora di un film o di una serie.

Il caso che vi propongo è quello di Should I stay or should I go, dei Clash (1982).

Ne vediamo la versione in concerto e poi la riproposizione in quel capolavoro delle serie Tv che è Stanger things (in due diverse scene):