I Novanta

Ci avventuriamo ora nella storia (dei media) più recente.

Ho pensato di cominciare così: una breve ricognizione storica prima sulle svolte internazionali, poi su quelle nazionali, poi uno sguardo alla storia dei media vera e propria.

Scena internazionale: la svolta è il crollo del Muro di Berlino (’89), con la conseguente dissoluzione, complessa e contraddittoria del blocco sovietico, cui si intreccia la drammatica rivolta di Piazza Tien an Men a Pechino:

Lo scossone cambia tutto in Europa, a partire dalla drammatica guerra nella ex Yugoslavia:

Quando la nostra narrazione comincia, Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, rispettivamente giornalista Rai e cameraman, vengono uccisi a Mogadiscio, mentre sono probabilmente sulla pista di un traffico di armi.

A Casal di Principe (Caserta); il sacerdote don Peppino Diana viene ucciso dalla camorra.

Ma, su tutto, si staglia la storia della nascita di Forza Italia, il partito costruito dal niente da Silvio Berlusconi. Alle elezioni politiche del 1994 la complessa coalizione costruita dal magnate televisivo vincerà – anche se relativamente di misura. Ma il governo resterà in carica pochi mesi: un fallito tentativo di riforma delle pensioni e lo sfilarsi della Lega Nord ne determineranno la caduta.

Conseguenze sui media: ideologizzazione, frantumazione.

Ma, se bisogna guardare a quello che accade nei media in questi anni, bisogna guardare alla tv satellitare (ma anche del terzo polo de La7 a partire dal 1995, senza dimenticare il ruolo di MTV a partire dal 1997), alla diffusione dei telefoni mobili e alle prime tracce di internet.

Proverò ad analizzare tre elementi che mi sembrano interessanti.

1. La musica leggera. E’ un caso che alcuni dei successi anni Novanta (parlo della produzione nazionale) richiamino la guerra alle porte nella ex Yugoslavia? (forse sarebbe il caso di non chiamare più leggera certa musica).

2. La televisione. Discuteremo insieme del Grande Fratello e del significato di questo format internazionale.

3. La letteratura. Leggeremo e commenteremo insieme un bel libro del 94: Sostiene Pereira, di Antonio Tabucchi.

La commedia dopo la commedia

Cosa accade al comico dopo la commedia all’italiana?

Intanto la comicità risente della nuove dimensione televisiva. Ne scaturisce un comico dai tempi brevi, fatto prevalentemente di macchiette e di episodi. E soprattutto di derivazione televisiva.

In effetti i successi dei comici anni 80 sono tutti di comici giovano, fortemente regionalizzati, spesso provenienti dai palcoscenici televisivi. In particolare la trasmissione Rai Non stop).

Eccone qualche esempio di questa nuove comicità:

Il passaggio agli anni Ottanta segna insomma un passaggio nel cinema, nella cultura e nella comicità italiana, separata dalla politica e dalla critica sociale, e finalizzata alla pura sovversione linguistica.

E che ne è della comicità in televisione?

Ecco alcuni esempi tratti da Drive In (di Antonio Ricci)

E altri tratti da Indietro tutta, di Renzo Arbore

Ridere per non piangere: la commedia all’italiana

Il cinema italiano accompagna il boom economico con la commedia all’italiana, una specie di miracolo espressivo in cui pedagogia e intrattenimento, tragico e comico si fondono perfettamente, raccontando il lato oscuro dell’affluenza economica: l’individualismo, la furberia, l’indifferenza e il cinismo.

o qui vorrei raccontarvene la fine, con due film terribili e meravigliosi: Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli e C’eravamo tanto amati di Ettore Scola.

Cominciamo dal secondo:

Ed eccone invece alcune sequenze del primo:

Ma in fondo, anche Fellini, qua e là, fa i conti con la commedia all’italiana, come nel suo Amarcord:

Il cinema dagli anni Settanta agli anni Ottanta: dall’autore all’attore

La lezione di oggi racconta una svolta radicale nel cinema italiano. Negli anni Settanta esso è percorso da due tendenze fondamentali: autorialità e serializzazione.

Esempi di autorialità: Antonioni, Fellini, Olmi, Pasolini, Bertolucci, Bellocchio e tanti altri ancora (Petri, Rosi, i Fratelli Taviani….)

Esempi di serializzazione: il western all’italiana (o spaghetti western), il poliziottesco, l’erotico, l’horror…

Poi, abbiamo detto, c’è una zona grigia che è il “genere d’autore”: da un lato un autore come Sergio Leone, dall’altro i grandi della commedia all’italiana: Monicelli, Germi, Scola e tanti altri.

Qualche esempio: un film dei fratelli Taviani del 1982: la notte di San Lorenzo

Un esempio di cinema civile: il Petri di La classe operaia va in paradiso (1971)

Veniamo al cinema seriale:

lo spaghetti western (qui Per qualche dollaro in più, di Sergio Leone, 1965)

fino alle sue “deviazioni” comiche (Lo chiamavano Trinità, 1970, di Enzo Barboni, con lo pseudonimo di E.D. Clucher):

Poliziottesco: Mark il poliziotto, di Stelvio Massi (1975):

Il giallo: L’uccello dalle piume di cristallo, di Dario Argento (1970)

 

 

Cantautori

Quello della canzone italiana di questi anni Settanta è un panorama estremamente complesso e creativo. Da un certo punto di vita, la capacità di raccontare si sommava comunque, nelle prove migliori, con la voglia di sperimentare formati e stili nuovi. Noi ne parliamo a proposito della complessa figura dell’autore, che rimanda a una certa idea (controversa ma interessante) di uno dei soggetti della situazione comunicativa: l’emittente.

Introduco la figura del cantautore attraverso due questioni:

a) la vicenda di Luigi Tenco e del suo suicidio a Sanremo

b) l’autoironia spesso anche violenta con cui alcuni cantautori hanno rifiutato la pratica sociale che li esaltava e ne faceva dei miti:

Le figure di cantautori che prendo a esempio sono quattro:

Francesco Guccini, i suoi legami profondi con una forte dimensione letteraria, e con le proprie radici:

Fabrizio De André, e la rilettura della figura dello chansonnier (alla George Brassens):

Francesco De Gregori, che lentamente passa da una poetica ermetica alla dimensione della coscienza civile del nostro Paese:

E infine Giorgio Gaber, che con il suo teatro canzone segue le vicende della contestazione del riflusso con uno sguardo lucido e appassionato:

 

Cinema e televisione negli anni Cinquanta

Cominciamo con una riflessione sulla televisione (ufficialmente i programmi cominciano del 1954). Il caso che presento è quello di Carosello, una grande fucina di prodotti nazionali (sia i prodotti pubblicizzati che le storie che li pubblicizzano), con l’idea di mediare pubblicità e narrazione, in una società che si vuole modernizzare senza perdere i valori tradizionali.

Qualche esempio:

Per il cinema: gli anni del dopoguerra sono gli anni del cinema d’autore (soprattutto del neorealismo), del melodramma alla Matarazzo, del comico alla Totò, della commedia guareschiana di Don Camillo e Peppone.

Sintetizzando: L’industria culturale italiana del dopoguerra è strettamente connessa alla nascita di una nuova società, che si prepara al gran salto del boom (1958-1962). Le dialettiche e le differenze tra prospettiva pedagogica e prospettiva commerciale/di intrattenimento sono più diffusi fra i teorici che fra i produttori e gli autori dei media, che invece trovano via via una strada chiara di integrazione fra le due vie: la commedia italiana e carosello ne sono eccellenti esempi.