Cos’è un messaggio

Le lezioni di queste settimane sono particolarmente importanti, perché cerchiamo di affrontare in modo nuovo uno dei temi del nostro manuale: cosa è un messaggio?

Troverete sul testo diverse definizioni.

In primo luogo un messaggio è una espressione comunicativa dotata di significato. Capiamo benissimo cosa vuole dire. In secondo luogo un messaggio parla della realtà, sia essa esterna o interna al soggetto (come uno stato d’animo).   In terzo luogo un messaggio è codificato in base a un codice che permette anche di decodificarlo (se i soggetti lo condividono).  Infine, il messaggio ha un aspetto culturale (la cultura dell’epoca della canzone, con il suo slancio pacifista) e uno soggettivo, perché ciascuno può attivare dentro di sé certe specifiche emozioni.

Il messaggio può avere diverse dimensioni. Può essere intenzionale o no. Può essere denotativo o connotativo. Può insistere sul contenuto o sulla relazione, e può essere implicito o esplicito, cioè dire direttamente o suggerire.

Da ultimo, un messaggio può essere diretto o mediato, e può o no avere delle conseguenze.

Ma, e qui comincia la parte nuova, che sarà a disposizione negli appunti ma non è esplicitata sul libro, possiamo anche pensare al messaggio prima del suo significato, come oggetto che viene messo in comune. Da questo punto di vista, esso dipende in larga parte dalla sua forma.

Cominceremo dunque con il distinguere due tipi di messaggio: quello testuale e quello conversazionale (abbiamo già parzialmente anticipato alcune di queste differenze).

Abbiamo cominciato astudiare vare tipi di testi, e su questo vorrei anticipare che dovremo tornare e tornare, per diverse ragioni:

a) un testo è più facila da studiare che una conversazione: è lì, chiuso una volta per tutte; possiamo girarlo e rigirarlo come ci pare e abbiamo tutto il tempo si studiarlo con calma;

b) un testo di solito ha attraversato il tempo ed è più facile avere un repertorio di testi che consideriamo importanti, perché la cultura ha provveduto a farli sopravvivere e a segnalarli come significativi;

c) esistono più metodi per studiare il testi che per studiare la conversazione.

Il che non toglie, naturalmente, che anche la conversazione debba essere un oggetto importante, come vedremo.

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Modelli di comunicazione

La prossima sarà una classica lezione di un corso che – come il nostro – cerca di offrire elementi di base per la comprensione della comunicazione: sarà insomma dedicata ai modelli comunicativi. Nel libro di testo trovate una lunga dissertazione su come si sono sviluppati questi modelli, che sono di varia natura.

Ma qui vorrei fare una piccola considerazione sul concetto stesso di modello: uno schema, di solito illustrato da una visualizzazione grafica, che semplifica un processo, o un insieme di relazioni. E’ il caso del modello di Shannon e Weaver (ma non andrebbe dimenticato il buon Wiener), che dal dopoguerra in poi ha fatto da base a una molteplicità di applicazioni fondamentali.

L’idea è semplice. Siamo alle origini della cibernetica, e la vera questione è come trasmettere informazioni da un computer a un altro. E’ evidente a tutti (soprattutto a chi ha inventato il modello) che questo non ha nulla a che vedere con la comunicazione umana, che è molto più complessa. Nella comunicazione interpersonale non ci sono affatto un emittente e un ricevente, non c’è una comunicazione lineare seguita da un feed back. Ci sono precomprensioni, tentativi, gesti complicati, sovrapposizioni, e così via. Ci sono insomma due o più attori che si parlano e in questo senso comunicano.

Ma se voglio trasmettere informazioni da un computer all’altro ho bisogno di un processo chiaro, che riduca le ambiguità e che formalizzi i modi di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.

Allora potremmo chiederci: quali i meriti e quali i demeriti della modellizzazione della comunicazione?

Meriti: questi modelli fanno da base – come abbiamo detto – allo sviluppo di tutta la digitalizzazione (una lunga storia, ma ne parleremo un’altra volta). Inoltre introducono una questione fondamentale che è costituita dal ruolo del destinatario. Già il modello di Shannon e Weaver illustra che tutto il processo è finalizzato a far ricevere il messaggio da parte di qualcuno. Quel destinatario è decisivo e centrale nel processo. Discuteremo un bel po’ su questo punto, che sta alla base non di tutta la comunicazione, ma certo di quella comunicazione in cui non si ha compresenza degli attori. Se mando una lettera è perché l’altro non è lì, e quindi mi devo preoccupare che la lettera gli arrivi, che capisca che cosa c’è scritto, che faccia quello che eventualmente gli devo chiedere di fare.

Demeriti: la grande stagione dei media one way (soprattutto radio e televisione) ha finito per dare a questi modelli una centralità che non vale per la comunicazione interpersonale, ma che forse non vale nemmeno per i social media e il web 2.0, nonché per altri media insieme antichi e nuovi come il telefono.

Dunque: i modelli sono importanti, ma non valgono sempre e comunque. Nihil sub sole novi.

Buon inizio

Buongiorno a tutti, e buon inizio. Per molti di voi oggi questa è la prima lezione universitaria. Vi faccio i miei migliori auguri per tre anni interessanti, fruttuosi e partecipati.

Ed eccoci a noi. Vi farò prima di tutto qualche raccomandazione.

Primo: cercate di frequentare, per quanto potete. Non solo fisicamente, ma anche con la testa, la curiosità, le domande. E’ importante. Spero lo capirete da soli. Qui di solito dico qualcosa sul mio metodo di insegnamento. Si chiama “Wax on, wax off”, ossia “dài la cera, togli la cera”. Ne parleremo di persona a lezione.

Per chi non riconoscesse la citazione, ecco qua un bigino:

Ci saranno momenti, lo so, in cui vi sembrerà frustrante. Ma sappiate che vorrei arrivare qui:

Secondo punto. Vi chiederò non soltanto di seguire e di prendere appunti, ma anche di leggere libri. So che a molti di voi sembrerà un inutile tigna, ma i libri sono importanti. Il fatto che abbiamo altri strumenti magnifici a disposizione non li fa passare di moda. Provate a guardarli come amici, piuttosto che come avversari irriducibili. Provate magari a guardarli così, se vi va:

Ed eccoci ai contenuti.

Il nostro corso (quando dico nostro intendo alla lettera, non è plurale maiestatis: il corso funziona se è fatto collaborando tutti insieme) si occupa di comunicazione e di media.

So che può sembrare banale, ma ci tengo molto a quella “e”. Non a caso il corso stesso è diviso in due parti: nella prima studiamo gli elementi della comunicazione personale e di quella che chiameremo “comunicazione mediata” (tra cui la comunicazione attraverso i media, che, come vedremo, NON è l’unica forma di comunicazione mediata). Durante il secondo semestre guarderemo invece alla storia dei media (italiani) per cogliere il loro funzionamento, e capire quali funzioni svolgono i media in una società.

Quest’anno lavoreremo molto sulle forme della comunicazione: conversazione, narrazione, comunicazione in presenza e a distanza, testuale e a flusso eccetera. Per fare questo presenteremo gli elementi della comunicazione, ricorrendo a una serie di esempi che saranno tratti da occasioni sociali, esperienze quotidiane, canzoni, film, programmi televisivi.

Siete invitati a postare nei commenti esempi che ritenete interessanti, o che semplicemente vi hanno incuriosito. Potremo parlarne insieme, se ne avremo l’occasione.