Considerazioni sul ritratto fotografico come situazione comunicativa

In questo post cercherò di trarre alcune conclusioni (provvisorie) dai testi e dalle foto che mi avete mandato. Ne discuteremo poi a lezione.

In primo luogo, avete lavorato bene: ho ricevuto quasi cento lavori, alcuni dei quali eccellenti.

Quindi complimenti e grazie della fatica che vi siete sobbarcati.

Come promesso, ho cancellato le vostre mail con le foto dal mio server di posta.

Terrò conto del vostro lavoro in sede di valutazione finale. Questo significa che ho creato un foglio excel con i vostri nomi e la valutazione di questo primo compito.

Sulla mia pagina docente metterò il file dei nomi di chi ha consegnato il lavoro. Serve a voi per controllare che ciò che mi avete inviato sia stato ricevuto. Se non vedete il vostro nome e avete inviato il materiale, scrivetemi o mettetevi in contatto con me, e rimedieremo.

 

Ed eccoci ad alcune considerazioni sui vostri lavori.

1) La nozione di ritratto

Vi avevo chiesto un ritratto fotografico. Un ritratto è un ritratto, ha una sua propria definizione. Leggete per esempio questa su Wikipedia: “Il ritratto fotografico è un genere dove si incontrano una serie di iniziative artistiche che ruotano intorno all’idea di mostrare le qualità fisiche e morali delle persone che compaiono nelle fotografie”. E non dite non lo sapevo, perché se vi si chiede qualcosa dovete essere certi di aver capito o chiedendo a me o consultando le fonti.

Ora, alcuni di voi non hanno inviato ritratti. Cito alcuni casi:

  1. foto di eventi (vedi per esempio la celebre foto della bambina vietnamita sotto il bombardamento o quella del soldato della Germania Est che cerca di fuggire all’Ovest), fotogrammi di film (come The wolf of wall street), o uno screen shot di una trasmissione di un vlogger (e in qualche caso non sono nemmeno fotografie)
  2. foto di statue (il pensatore di Rodin o un bronzo di Riace)
  3. foto di situazioni (il bacio di Erwitt, una foto di migranti che si calano in mare da un barcone): potremmo invece prendere per ritratto la foto di una ragazza alla lavagna che scrive il suo commento all’incipit Before I die I want…
  4. foto pubblicitarie: anche se inquadrano personaggi il loro scopo è solo quello di mettere in evidenza il marchio o il prodotto.

Non abbiatevene a male. Ho valutato positivamente alcuni commenti anche se la foto non era proprio un ritratto…

 

2. Eccoci ora ai ritratti veri e propri.

Cominciamo da una doppia griglia: su un versante abbiamo l’opposizione conosciuto/sconosciuto; sull’altra quella dello scatto di altri o dell’autoscatto.

Insomma, abbiamo ritratti di personaggi famosi: Ingrid Bergman, Salvador Dalì, Donald Trump e Illary Clinton…, ma anche i vostri ritratti, o quelli di persone comuni. Inoltre abbiamo alcuni scatti di grandi fotografi (Steve McCurry, Gordon Parks…), altri di fotografi sconosciuti, altri dello stesso soggetto fotografato.

Di solito i ritratti fatti da grandi fotografi finiscono sui giornali e nelle mostre, o nei libri dedicati all’arte e/o alla fotografia. Gli altri possono essere stati trovati sul web o chissà dove. Il fatto è che prima del web l’opposizione era fra pubblico e privato, e oggi invece è fra socializzato o non socializzato. Dovremo parlare di questo punto.

In particolare, i ritratti fotografici d’autore sono un po’ come i ritratti pittorici: l’autore si sforza di mostrare il suo punto di vista, cerca di trasmettere un’essenza in qualche modo universale.

Naturalmente, le cose cambiano quando i fotografi siamo noi dilettanti, e spesso è la fortuna a farci trovare quasi per caso un significato profondo in uno scatto. E’ quello che Roland Barthes chiamava il punctum, e anche di questo dovremo parlare a lezione.

Un caso interessante è l’autoscatto. Qui ce ne sono diversi casi. Alcuni sono propriamente autoscatti o selfies (come nel caso di Cara Delevingne o di Kylie Jenner). Il caso del selfie ha due dimensioni. Da un lato è un autoscatto con opportunità e limiti specifici legati alla tecnica di ripresa. Dall’altro è di solito finalizzato ai social, e questo significa che in questo caso la foto può essere scattata con l’intenzione esplicita di diffonderla.

Nel caso dei selfies si può inserire un paesaggio, una situazione o una particolarità cui ci si sente legati e che insieme riteniamo offra un’idea di noi a chi li guarda.

Di solito nei selfies si rivelano relazioni di amicizia o di parentela (foto con amici, compagni di viaggio, familiari…), o si fissa un particolare momento di un viaggio o di una esperienza. In questi casi si esprime una soggettività collettiva (appunto una famiglia, un gruppo eccetera), di cui l’operatore fa parte e di cui è testimone/fotografo.

Alcuni ritratti sono scattati per una persona: i familiari di una donna assente o lontana cui si manda un messaggio di affetto. In questo caso si tratta di veri e propri messaggi ad personam.

Altre foto vengono ripescate e magari montate in sequenza con altre per acquisire un particolare significato. In questo caso è in gioco il tempo (come in una foto di madre e figlia fotografate a distanza di venticinque anni alla stessa età; o quella di un bambino accostato a se stesso da giovane), e questo è un punto essenziale per la fotografia.

Alcune foto sono trattate con effetti semplici o complessi. La diffusione di questi effetti ha cambiato di fatto la storia della fotografia (altro punto che dovremo approfondire).

Molti commenti hanno insistito sull’inferenza dello spettatore. Insomma, avete capito che una foto dissemina tracce che devono essere seguite per comprendere il contesto, il significato o lo scopo della foto.

L’inferenza può basarsi su ciò che sappiamo (per esempio sappiamo dell’estrosità di Salvador Dalì o della bellezza di Ingrid Bergman), o su nostre presupposizioni, magari morali (una donna incinta che sorride fa pensare alla fertilità; una ragazza in bikini trovata sui social fa pensare che abbia postato la foto con un po’ di malizia, scoprendosi più del dovuto).

Un altro aspetto dell’inferenza riguarda la natura metaforica della foto: due foto della stessa ragazza a distanza di un secondo, con il viso in ombra nella prima e in luce nella seconda possono suggerire la natura complessa della personalità.

Un’ultima osservazione: alcuni di voi hanno inviato ritratti davvero toccanti, riferiti a momenti particolari della loro vita. Non dimentichiamo che il rapporto della fotografia con il tempo, di cui parlavamo, comporta anche il fatto di dover fare i conti con la nostalgia, e qualche volta con il dolore.