La televisione degli anni Ottanta

Un nuovo modo di fare innovazione: questo è quello che accade alla Tv italiana degli anni Ottanta.

 

O a trasmissioni popolari e fortunatissime come Portobello

Ma tutta quell’innovazione (soprattutto a partire dalla riforma della Rai) era ancora pensata dentro al quadro pedagogico del grillo , o tutt’al più a quello ideologico del corvo (per usare i termini per le strategie de La cultura sottile).

Tutt’altra cosa per l’intrattenimento, soprattutto dentro le Tv private.

L’esempio sommo, naturalmente, è il Drive In di Antonio Ricci, ma che dire anche di trasmissioni come Non è la Rai?

Sull’altro fronte, quello del servizio pubblico, vorrei ricordare – sempre per l’intrattenimento – le trasmissioni di Renzo Arbore, sempre così avanti nell’interpretare le tendenze in atto.

Ma è stato tutto intrattenimento, la televisione degli anni Ottanta?

No, naturalmente. Ricordo a questo proposito due casi:

e l’intervista (andata in onda su Canale 5) a un eroe della nostra storia, il giudice Paolo Borsellino.

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Il cinema in Italia negli anni Ottanta

Gli anni Ottanta del cinema italiano (ossia della sola produzione  cinematografica nazionale) sono caratterizzati da tre differenti filoni:

il primo è caratterizzato dai grandi esponenti della commedia all’italiana, come Luigi Magni e Alberto Sordi:

Il secondo dagli ex-innovatori come Renato Pozzetto:

( e qui faremo una piccola storia di Renato Pozzetto come ex innovatore, e poi come innovatore di nuovo)

Infine, i giovani comici, che provengono quasi tutti da esperienze teatrali e da alcune fortunate trasmissioni televisive, come Non Stop.

Ma su tutti, spicca il talento particolare di Roberto Benigni e di Massimo Troisi:

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Altre storie di cinema: la ripresa dell’autorialità, come nel caso di Monicelli:

E infine la nuova commedia, come Sapore di mare

Il cinema anni Settanta tra autore e genere

La lezione di oggi racconta una svolta radicale nel cinema italiano. Negli anni Settanta esso è percorso da due tendenze fondamentali: autorialità e serializzazione.

Esempi di autorialità: Antonioni, Fellini, Olmi, Pasolini, Bertolucci, Bellocchio e tanti altri ancora (Petri, Rosi, i Fratelli Taviani….)

Esempi di serializzazione: il western all’italiana (o spaghetti western), il poliziottesco, l’erotico, l’horror…

Poi, abbiamo detto, c’è una zona grigia che è il “genere d’autore”: da un lato un autore come Sergio Leone, dall’altro i grandi della commedia all’italiana: Monicelli, Germi, Scola e tanti altri.

Qualche esempio: un film dei fratelli Taviani del 1982: la notte di San Lorenzo

Un esempio di cinema civile: il Petri di La classe operaia va in paradiso (1971)

Veniamo al cinema seriale:

lo spaghetti western (qui Per qualche dollaro in più, di Sergio Leone, 1965)

fino alle sue “deviazioni” comiche (Lo chiamavano Trinità, 1970, di Enzo Barboni, con lo pseudonimo di E.D. Clucher):

Poliziottesco: Mark il poliziotto, di Stelvio Massi (1975):

Il giallo: L’uccello dalle piume di cristallo, di Dario Argento (1970)

 

 

La canzone italiana e i cantautori

Quello della canzone italiana di questi anni Sessanta-Settanta è un panorama estremamente complesso e creativo. Da un certo punto di vita, la capacità di raccontare si sommava comunque, nelle prove migliori, con la voglia di sperimentare formati e stili nuovi.

Cominciamo con l’osservare il rapido slittamento da una canzone giovane ma disimpegnata a una più attenta alle trasformazioni internazionali. La prima è ben esemplificata da alcuni interpreti assai popolari come Gianni Morandi, Massimo Ranieri o Nicola di Bari:

Ed eccoci adesso ai gruppi che riflettono le trasformazioni internazionali del beat:

In realtà la musica pop italiana conosce anche grandi successi legati non ai gruppi, ma ad altri tipi di marchi e di hit. Faremo l’esempio di una canzone come Azzurro, cantata da Adriano Celentano:

e della premiata ditta Battisti Mogol, che firma alcuni dei maggiori successi del decennio 67-77:

E ora i cantautori.

Introduco la figura del cantautore attraverso due questioni:

a) la vicenda di Luigi Tenco e del suo suicidio a Sanremo

b) la consonanza con le prime forme di protesta anche violenta e con la canzone di protesta vera e propria:

b) l’autoironia spesso anche violenta con cui alcuni cantautori hanno rifiutato la pratica sociale che li esaltava e ne faceva dei miti:

Le figure di cantautori che prendo a esempio sono quattro:

Francesco Guccini, i suoi legami profondi con una forte dimensione letteraria, e con le proprie radici:

Fabrizio De André, e la rilettura della figura dello chansonnier (alla George Brassens):

Francesco De Gregori, che lentamente passa da una poetica ermetica alla dimensione della coscienza civile del nostro Paese:

E infine Giorgio Gaber, che con il suo teatro canzone segue le vicende della contestazione del riflusso con uno sguardo lucido e appassionato: