Ridere per non piangere: la commedia all’italiana

Il cinema italiano accompagna il boom economico con la commedia all’italiana, una specie di miracolo espressivo in cui pedagogia e intrattenimento, tragico e comico si fondono perfettamente, raccontando il lato oscuro dell’affluenza economica: l’individualismo, la furberia, l’indifferenza e il cinismo.

o qui vorrei raccontarvene la fine, con due film terribili e meravigliosi: Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli e C’eravamo tanto amati di Ettore Scola.

Cominciamo dal secondo:

Ed eccone invece alcune sequenze del primo:

Ma in fondo, anche Fellini, qua e là, fa i conti con la commedia all’italiana, come nel suo Amarcord:

Il cinema dagli anni Settanta agli anni Ottanta: dall’autore all’attore

La lezione di oggi racconta una svolta radicale nel cinema italiano. Negli anni Settanta esso è percorso da due tendenze fondamentali: autorialità e serializzazione.

Esempi di autorialità: Antonioni, Fellini, Olmi, Pasolini, Bertolucci, Bellocchio e tanti altri ancora (Petri, Rosi, i Fratelli Taviani….)

Esempi di serializzazione: il western all’italiana (o spaghetti western), il poliziottesco, l’erotico, l’horror…

Poi, abbiamo detto, c’è una zona grigia che è il “genere d’autore”: da un lato un autore come Sergio Leone, dall’altro i grandi della commedia all’italiana: Monicelli, Germi, Scola e tanti altri.

Qualche esempio: un film dei fratelli Taviani del 1982: la notte di San Lorenzo

Un esempio di cinema civile: il Petri di La classe operaia va in paradiso (1971)

Veniamo al cinema seriale:

lo spaghetti western (qui Per qualche dollaro in più, di Sergio Leone, 1965)

fino alle sue “deviazioni” comiche (Lo chiamavano Trinità, 1970, di Enzo Barboni, con lo pseudonimo di E.D. Clucher):

Poliziottesco: Mark il poliziotto, di Stelvio Massi (1975):

Il giallo: L’uccello dalle piume di cristallo, di Dario Argento (1970)