La canzone italiana e i cantautori

Quello della canzone italiana di questi anni Sessanta-Settanta è un panorama estremamente complesso e creativo. Da un certo punto di vita, la capacità di raccontare si sommava comunque, nelle prove migliori, con la voglia di sperimentare formati e stili nuovi.

Cominciamo con l’osservare il rapido slittamento da una canzone giovane ma disimpegnata a una più attenta alle trasformazioni internazionali. La prima è ben esemplificata da alcuni interpreti assai popolari come Gianni Morandi, Massimo Ranieri o Nicola di Bari:

Ed eccoci adesso ai gruppi che riflettono le trasformazioni internazionali del beat:

In realtà la musica pop italiana conosce anche grandi successi legati non ai gruppi, ma ad altri tipi di marchi e di hit. Faremo l’esempio di una canzone come Azzurro, cantata da Adriano Celentano:

e della premiata ditta Battisti Mogol, che firma alcuni dei maggiori successi del decennio 67-77:

E ora i cantautori.

Introduco la figura del cantautore attraverso due questioni:

a) la vicenda di Luigi Tenco e del suo suicidio a Sanremo

b) la consonanza con le prime forme di protesta anche violenta e con la canzone di protesta vera e propria:

b) l’autoironia spesso anche violenta con cui alcuni cantautori hanno rifiutato la pratica sociale che li esaltava e ne faceva dei miti:

Le figure di cantautori che prendo a esempio sono quattro:

Francesco Guccini, i suoi legami profondi con una forte dimensione letteraria, e con le proprie radici:

Fabrizio De André, e la rilettura della figura dello chansonnier (alla George Brassens):

Francesco De Gregori, che lentamente passa da una poetica ermetica alla dimensione della coscienza civile del nostro Paese:

E infine Giorgio Gaber, che con il suo teatro canzone segue le vicende della contestazione del riflusso con uno sguardo lucido e appassionato:

 

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